El salame dla lengua el se magna el dì dla Sensa par ne perdre la somensa.
Quindi chi verrà da noi domenica prossima, 20 maggio, festa dell’Ascensione, troverà a richiesta la bondiola con la lingua.
El salame dla lengua el se magna el dì dla Sensa par ne perdre la somensa.
Quindi chi verrà da noi domenica prossima, 20 maggio, festa dell’Ascensione, troverà a richiesta la bondiola con la lingua.
Una cerimonia semplice ma intensa nello stesso tempo, quella del 28 aprile a Bellombra, orchestrata dal locale circolo culturale Sant’Eurosia e dai Lagunari nell’ambito delle manifestazioni programmate dall’Amministrazione comunale nel ricordo dei caduti nella guerra di liberazione. Durante la messa il parroco don Piva si è soffermato sulla necessità di recuperare il passato per affrontare con maggior coscienza il presente. Successivamente, tutti i relatori, Marco Santarato presidente del Consiglio comunale, Alessandro Rigoni e Mauro Rubiero, hanno sottolineato l’obbligo, oggi più che mai, di una memoria condivisa che accumuni vincitori e vinti di quel triste periodo di guerra civile pur nella consapevolezza che vi fu chi stava allora dalla parte sbagliata. Tale è stato infatti il significato della cerimonia che ha voluto ricordare in quattro giovani innocenti, fucilati dalle Brigate Nere dalla davanti alla Casa del Fascio il 6 novembre 1944: Dino Schiavi, 20 anni, bracciante, Consalvo Faccenti, 27 anni, fornaciaio, Vinicio Migliorini, 19 anni, Luigi Trevisan, 18 anni, bracciante; vittime innocenti così come vittima inconsapevole fu Giovanni Battista Capisani, 18 anni, milite repubblichino, ucciso tra il 28 e il 29 novembre 1944 dai partigiani in prossimità del’idrovora Foscari alla Possionanza.
Azienda Vitivinicola La Mainarda, Emmevi carni di Massimiliano Ferro di Porto Viro Macelleria Caniato Lucio di Adria, Antiche Distillerie Mantovani di Pincara, Alimentari Brusco di Corcrevà, Apicoltura Val Giò, Panificio Alice e Daniele di Mazzorno, il pecorino di Claudio Nardini con la consueta sponsorizzazione di Bancadria e dell’Immobiliare Il Mulino sono coloro che consentono ancora una volta la realizzazione di una serata gastronomica a beneficio della locale Scuola Materna il cui bilancio, come tutte le scuole paritarie,segna profondo rosso. D’altra parte i tempi sono quelli che tutti conosciamo. Dallo stato non giungono trasferimenti e i comuni devono far fronte ad innumerevoli emergenze,. Una forma estemporanea di finanziamento, quindi, ormai di routine da un paio d’anni che fa leva sulla sensibilità del paese e di tanti che hanno a cuore le sorti dell’istituzione, Coinvolti nel progetto: i genitori che ne temono la perdita dopo che il paese ha già visto la chiusura della scuola primaria; la parrocchia con Don Antonio; nonne, mamme e famiglie intere.
A tutti il ringraziamento del comitato di gestione che in questo modo riesce a sopravvivere tra mille difficoltà e, nello stesso tempo, rinsalda i vincoli comunitari in quanto tutto il paese collabora a vario titolo. “E poi è un’occasione di vita comunitaria, dice il presidente del comitato di gestione, Alessandro Rigoni, “ si sta assieme a tavola, si conversa, si ride, si scherza e si canta. Colgo l’occasione per ringraziare anticipatamente tutti coloro che saranno presenti e fino ad ora sono stati sempre numerosi, gli sponsor e un ringraziamento pure a Franco Grotto e a Tiziana Virgili che sostengono l’iniziativa in solido. Il menu è solleticante e pure equilibrato dal punto di vista calorico: prosciutto di S. Giacomo e verdure di Rosolina per antipasto; pasta con zucchine e panna per il primo piatto; poi lonza di maiale accompagnata da innumerevoli verdure; infine fragole, formaggi di pecora, miele e dolci assortiti”. L’importo minimo per partecipare banchetto è di euro 15.00 che andranno tutti nel bilancio della scuola.

«Io bacio la terra, io adoro la terra. Il futuro, non solo del Brasile, ma del mondo intero, è il campo, è la terra». Così sentenziava in un’intervista un contadino brasiliano durante Terra Madre 2008. Questo è amore, e l’amore fa credere nel futuro. È tutto ciò che dovremmo condividere, provare come sentimento, mettere in pratica. C’è una Giornata Mondiale della Terra che ci fa riflettere sulla nostra cattiva condotta. I sistemi produttivi e i nostri stili di vita hanno raggiunto un punto di non ritorno nel depauperamento delle risorse e dei beni comuni, soprattutto la terra: un dato di fatto. Non è demagogia, anche gli scettici si stanno ricredendo. Il sistema con cui pensiamo di produrre ricchezza – che non accenna a fermarsi e anzi incrementa la sua portata distruttiva – va cambiato radicalmente.
Ma in occasione di questa giornata evitiamo i lamenti. Molti crederanno sia necessario l’intervento di grandi organismi sovranazionali, o dei Governi. Non è così, come non lo è per tutte le grandi rivoluzioni. Sta a noi, attraverso buone pratiche individuali, creare il vero humus con cui crescerà un nuovo paradigma. Sta a noi intraprendere la strada dell’amore verso questa Terra vilipesa, lo stesso amore che sanno esprimere certi contadini. Le buone pratiche sono azioni semplici, anche piccole, alla portata di tutti. Per esempio gli orti comunitari e nelle scuole, qui come in Africa, stanno cambiando realmente la percezione delle giovani generazioni nei confronti della terra. Un’educazione che però non deve fermarsi mai, continuare negli anni, riprendersi anche i padri e le madri che hanno disimparato come fare. E allora, altro esempio, non sprecare il cibo è non sprecare terra se, com’è vero, «mangiare è un atto agricolo». Questo è il modo più semplice che abbiamo per ritornare alla terra, diventare contadini come il brasiliano di Terra Madre senza dover prendere per forza in mano una zappa. Educhiamoci a mangiare locale, a non sprecare, a seguire le stagioni e non sposiamo con le scelte alimentari pratiche che stanno mangiandosi per sempre la terra e le risorse. Diventiamo co-produttori in grado di esprimere scelte responsabili; una volta per tutte smettiamo i panni del consumatore passivo – che consuma anche terra, aria e acqua – e ripartiamo da molto vicino, da casa nostra. Anche perché se continuiamo così, con questo ritmo, casa nostra, la nostra Europa, rischia nei prossimi decenni di non riuscire più a garantire la sufficienza alimentare per i suoi 500 milioni di abitanti. Non è uno scherzo. La terra fertile sparisce, e per salvarla iniziamo ad amarla davvero.
Carlo Petrini, da La Repubblica 20/04
Il primo dì di marzo i ragazzi uscivano per i campi, armati di oggetti metallici per la cerimonia del “batter marzo” con l’evidente fine di espellere il “male” dalla comunità di paese. E intonavano un canto:
Gh’è qua marso con un piè calsà e uno descalso, ‘na scarpa rota e una sbregà, versìme la porta sinò a ve salto in ca’.
Sa ne me vulì in casa a starò fóra, son vegnù a maridare vostra fiòla, a so’ passà par ‘sta stradèla par maridare la più bèla.
Gh’è qua marso e marso sia, dala vera mercansia, miti el caro a l’erba e i bò al’ombrìa, munaro par farina,
el muradore par calsina, me parente parentà el va fare la bugà.
La massara l’è mata, la ghe dà la colpa ala gata, la gata la salta sul balcón digando la so rasón.
A n’ho magnà un bocón ca me vegna el cancaròn!
Bellombra
Sabato 25 febbraio, ore 20.30, teatro parrocchiale, La schedina, della compagnia “L’A.B.C. Teatrale”Fai solidarietà in modo diverso. Vieni a teatro. Aiuterai la Scuola Materna con una libera offerta all’entrata
E’ lo slogan lanciato dal comitato dei genitori della locale Scuola materna che ha programmato una serata presso il teatro parrocchiale per la rappresentazione de La schedina, una divertente commedia in tre atti in programma sabato 25 febbraio alle ore 20.30 con la compagnia “L’A.B.C. Teatrale” di S. Giusto di Porto Viro.
Gli gnocchi si condivano con burro, zucchero e cannella prima di giungere agli attuali sughi di carni diverse. La presenza delle spezie e la dolcificazione ha indotto in errore più di uno studioso, polesano e non, attribuendo tale costume alla dominazione austriaca o a influssi tedeschi. In realtà, come ormai la storiografia ha ampiamente dimostrato, la speziatura e la dolcificazione appartenevano a gusti ed abitudini alimentari, imperanti sin dal Medio Evo, che non avevano nulla a che fare con la necessità di restituire sapore ai cibi conservati. E poi le spezie si son diffuse da Venezia verso i paesi baltici. Non viceversa. Anche il burro ci offre un segnale della natura del piatto in quanto gli gnocchi erano cibo di vigilia, carnis priva, che nel bianco del cibo richiamava la purezza ascetica della penitenza. Erano vivanda calendariale e propiziatoria per eccellenza che scandiva le stagioni, gli equinozi e i solstizi, la fine e l’inizio dei lavori campestri, la morte o la resurrezione del sole e della luna. Si consumavano, e ancora si consumano, ritualmente in scadenze fisse: in molte zone del Polesine erano d’obbligo il Martedì Grasso, ultimo giorno di Carnevale. (paolopune)
Questa maschera zoomorfa viene costruita dai contadini del basso Veneto fin dai tempi remoti in occasione dell’Epifania e nei primi giorni di Carnevale. La maschera del Bombasìn poteva rappresentare vari tipi di animali, l’asino, il toro, il drago, il cavallo, l’orso, la capra ed era costruita da una mandibola di maiale o di bue, oppure da semplice apparato di legno che la simulava. Sulla sommità si fissavano i corni e, con della pelle di coniglio, si modellava il muso a cui veniva attaccato un mantello, fatto forse di bombasina, stoffa di cotone (bombaso in dialetto), da cui verosimilmente deriva il nome della maschera stessa.
Dal punto di vista etnografico la questua del Bombasìn, orso o toro che sia, presenta profondi legami con numerose forme cerimoniali analoghe in tutta Europa. Tali azioni rituali riguardano il travestimento animale, l’uso dei campanelli o dei campanacci, i nastri multicolori con prevalenza del rosso, la danza rituale con saltelli e spostamenti circolari avanti e indietro (toccando le donne e fingendo di scornare gli astanti) e con la ricompensa alimentare richiesta con la questua.